
Lettera ebraica
Nun (נ)
L'essere prodotto o riflesso: ciò che prende esistenza individuale e corporea a partire da un processo che lo ha generato o riflesso. Nel Corpus, la Nun indica ciò che assume forma individuale e diventa osservabile come esistenza distinta.
Le fonti ottocentesche
Fabre d'Olivet (1815)
Fabre d'Olivet (1815): «Image de l'être produit ou réfléchi: signe de l'existence individuelle et corporelle» — immagine dell'essere prodotto o riflesso: segno dell'esistenza individuale e corporea. Come carattere finale, diventa segno aumentativo: dà alla parola tutta l'estensione individuale di cui la cosa espressa è suscettibile.
Sfumature per energia
# 36 MaNaDeʼeL
Ottocento (d’Olivet, 1815): «image de l’être produit ou réfléchi: signe de l’existence individuelle et corporelle» — immagine dell’essere prodotto o riflesso: segno dell’esistenza individuale e corporea.
Lettura moderna (Corpus Sibaldianum): In MaNaDeʼeL la Nun è il secondo momento del dinamismo Mem–Nun–Dalet. Il Corpus la legge come l’esistenza individuale che la forma del lavoro rende possibile: la sussistenza come risultato di un processo, non come dato di partenza. Nel modello del Corpus, Mem genera, Nun è ciò che è stato generato. Quando la Mem si spezza — quando la forma del lavoro viene meno — la Nun rischia di perdere il suo ancoraggio. MaNaDeʼeL lavora sul ripristino del filo che riconnette la forma al prodotto che essa rendeva possibile.
# 21 NeLKaʼeL
Lettura moderna: l’esistere come essere visibile, classificabile, già-letto dagli altri. In NeLKaʼeL, la Nun rappresenta il dato individuale da cui il processo prende avvio: non è il problema, è il materiale grezzo. Il problema è scambiarla per il punto d’arrivo, restando nell’essere riflesso senza mai sollevarlo verso la Lamed e riprenderlo nella Kaph.
# 37 ʼANiYʼeL
In ʼANiYʼeL la Nun è la lettera centrale del nome base: l’esistenza individuale come realtà già prodotta e distinta. D’Olivet: «Image de l’être produit ou réfléchi: signe de l’existence individuelle et corporelle.» Il Corpus la legge come il secondo tempo della sequenza Aleph–Nun–Yod: la potenza (Aleph) che ha già assunto forma individuale e che ora entra nel campo del mondo, dove la manifestazione dovrà confrontarsi con lo sguardo esterno senza essere ridefinita da esso.