Lettera ebraica

Resh (ר)

La testa dell'uomo — il movimento autonomo che continua senza dipendere dall'esterno

Le fonti ottocentesche

Fabre d'Olivet (1815)

La tête de l'homme: tout ce qui possède un mouvement propre et déterminant. Signe originel et fréquentatif.

Fonte

Antoine Fabre d'Olivet, La langue hébraïque restituée, Paris, 1815

La Resh (ר) è la ventesima lettera dell’alefbet ebraico. Fabre d’Olivet la descrive come «la tête de l’homme» — la testa dell’uomo — e come «tout ce qui possède un mouvement propre et déterminant» — tutto ciò che possiede un movimento proprio e determinante. La definisce inoltre «signe originel et fréquentatif» — segno originario e frequentativo — e la presenta come immagine del rinnovamento.

La descrizione di d’Olivet insiste sul movimento autonomo: la Resh rappresenta ciò che possiede un movimento proprio e determinante — un movimento autonomo, capace di determinare ciò che incontra.

Con «segno frequentativo», d’Olivet indica una funzione che esprime reiterazione, ritorno e rinnovamento dell’azione.

Fonti ottocentesche (d’Olivet, 1815): «La tête de l’homme: tout ce qui possède un mouvement propre et déterminant, dans quelque sens que ce soit; tout ce qui marche, court, s’avance avec rapidité. Signe originel et fréquentatif: image du renouvellement.»

Sfumature per energia

#27 YeRaTeʼeL

Fonti ottocentesche (d’Olivet, 1815): La Resh è la seconda lettera radicale del nome ירתאל, nella posizione centrale della sequenza Yod–Resh–Taw. Occupa il posto della direzione: dopo l’orientamento iniziale (Yod), è la Resh che mantiene la rotta.

Lettura moderna (Corpus Sibaldianum): Nella sequenza operativa che il Corpus propone per YeRaTeʼeL, la Resh descrive il gesto del mantenimento: non il punto di partenza né il compimento, ma la tenuta della direzione nel mezzo. Applicata a YeRaTeʼeL, la Resh descrive un movimento che non cambia direzione in funzione dell’attacco esterno. È il segno di chi continua a fare domande anche davanti ai propri giudici. Il «movimento proprio» di d’Olivet diventa, nel Corpus, il principio operativo della continuità: non smettere di muoversi, anche quando tutto chiede di fermarsi.

Note

Il valore simbolico attribuito da d’Olivet alla Resh non deriva dalle parole che la contengono, ma dalla funzione che egli assegna alla lettera nel proprio sistema interpretativo. Nel Corpus, la Resh è assunta come immagine del movimento che non dipende dalla reazione esterna.

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